Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. (Tm2 4,3)

 

 

Premessa

 

 

Sin dai primordi del Cattolicesimo, all’indomani della Resurrezione di Gesù, quando tutti gli Apostoli erano ancora in vita, sorsero le eresie, cioè interpretazioni della fede difformi dall’insegnamento del Divin Maestro. Ma se fu possibile confutarle e distruggerle (oggi chi ricorda più l’eresia dei Giudaizzanti contro cui dovette lottare S. Paolo? O quelle dei Càtari e degli Albigesi?) questo si deve non tanto alle capacità teologiche e dialettiche degli uomini di Chiesa quanto all’azione dello Spirito Santo, che ha orientato le loro rette interpretazioni. Così, poco alla volta, interpretando le Sacre Scritture e confutando gli errori, attraverso la Tradizione e il Magistero autentico, come pure mediante l'eredità spirituale dei Dottori e dei Padri della Chiesa, attraverso ii Concili e le Encicliche, si è formato il corpus della Dottrina Cattolica i cui contenuti, per volere di SS. Giovanni Paolo II, oggi sono tutti racchiusi nel voluminoso Catechismo della Chiesa Cattolica (d’ora innanzi lo chiameremo brevemente “Catechismo”).

 

Ai giorni nostri compare però prepotentemente un altro fenomeno, connesso con le eresie ma di una nuova specie: la falsa veggenza.

 

S. Agostino [De civ. Dei 18, 51] così scriveva: «Nella Chiesa di Cristo sono eretici coloro che abbracciano qualche idea corrotta o cattiva, e corretti resistono con ostinazione, rifiutandosi di emendare i loro insegnamenti pestiferi e mortiferi e insistendo invece a difenderli».

 

Va chiarito subito che la veggenza, in quanto tale, nel Catechismo è annoverata fra le forme di divinazione da respingere, con l’affermazione che “i fenomeni di veggenza occultano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l'onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo” [Catechismo, n. 2116].

 

Va però anche specificato che nelle Sacre Scritture il veggente sta ad indicare il profeta, colui che proclama la verità secondo il pensiero che Dio stesso gli comunica, infatti il Catechismo definisce la profezia “un dono seconda la grazia data a ciascuno di noi” dallo Spirito Santo [Catechismo, nn. 2003-2004] .

 

Nel corso dei secoli sono sorti costantemente falsi profeti, ma mai in maniera così dilagante come negli ultimi cinquant’anni. Questo può spiegarsi sia sul piano sociologico sia su quello spirituale, ma non volendo addentrarci in analisi che esulano da questo contesto, ci limiteremo a fornire gli elementi occorrenti per una giusta valutazione sia dei veggenti stessi sia delle loro profezie. E, come da tradizione della Chiesa Cattolica, ci siamo riferiti alle Sacre Scritture, alla Dottrina Cattolica nonché agli insegnamenti dei Padri e Dottori della Chiesa, dei Santi Mistici, dei Teologi e dei Maestri di Spiritualità.

 

 

Va  chiarito che ai sensi del Diritto Canonico e delle Normae de delictis Congregationi pro doctrina fidei  il giudizio sulla rivelazioni private, ossia se contengano o meno delitti contro la fede, che sono l’eresia, l’apostasia e lo scisma, spetta in prima istanza al Vescovo Ordinario della Diocesi alla quale appartiene il/la veggente, mentre il giudizio definitivo, in seconda istanza, spetta alla Congregazione per la dottrina della fede, che è il Supremo Tribunale Apostolico per la Chiesa Latina e per le Chiese Orientali Cattoliche. Nel caso in cui il giudizio venga deferito direttamente alla Congregazione questa, come supremo organo, ha il potere di esprimerlo autonomamente.

 

Ogni cattolico però, in assenza del giudizio definitivo, appartenendo di diritto alla stirpe eletta, al sacerdozio regale, alla nazione santa del popolo di Dio, in forza del proprio battesimo che lo riveste di un carisma spirituale, usando della propria ragione, ha il diritto e il dovere di partecipare della funzione sacerdotale (Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 114 e 786) e perciò stesso ha facoltà di esercitare il proprio discernimento per giudicare, in buona fede e alla luce della dottrina della Chiesa, la veridicità delle rivelazioni private.

 

 

 

 

Definizioni

 

 

Ø       I Profeti

Ø       La profezia

Ø       I generi della profezia

Ø       La vera profezia

Ø       La falsa profezia

Ø       L’azione del demonio nella falsa profezia

Ø       Il discernimento fra vero e falso profeta

Ø       Il discernimento fra vera e falsa profezia

EPILOGO

 

 

 

 

Ø    I Profeti

[J. Ratzinger, intervista a Niels Christian Hvidt]

 

Rivelare il pensiero di Dio si chiama “profetizzare”. Il profeta non è uno che predice l'avvenire e gli avvenimenti che dovranno accadere, il profeta è colui che dice la verità perché è in contatto con Dio e tale verità è valida per oggi illuminando anche il futuro.

E' pure importante sottolineare che il profeta non è un apocalittico, anche se ne ha la parvenza, non descrive le realtà ultime, ma aiuta a capire e vivere la fede come speranza.

Anche se il profeta deve proclamare la Parola di Dio come fosse una spada tagliente, tuttavia egli non è uno che cerchi di fare critiche sul culto e sulle istituzioni. Il primo profeta, Mosè, parlava con Dio come con un amico, perché la radice della vera essenza profetica è in questo "faccia a faccia con Dio", il "conversare con Lui. Solo in virtù di questo diretto incontro con Dio, il profeta può parlare.

 

Cristo è il definitivo e vero Mosè che realmente vive "faccia a faccia" con Dio perché è suo Figlio. Egli non solo ci conduce a Dio attraverso la Parola e la Legge, ma ci assume in sé con la sua vita e la sua Passione e, con l'Incarnazione, fa di noi il suo Corpo Mistico.

Quello che verrà dopo sarà un altro tipo di profezia, per questo S. Giovanni Battista può essere chiamato l'ultimo dei profeti dell'Antico Testamento. Ciò non significa tuttavia che dopo di lui la profezia sia finita, ci si troverebbe in contrasto con l'insegnamento di San Paolo che dice nella sua prima lettera ai Tessalonicesi: "Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie."

Le rivelazioni dei mistici cristiani o dei profeti, non potranno mai assurgere al rango della rivelazione biblica, potranno solo condurre a quella o con quella misurarsi.

La vera venuta del Cristo si realizza al momento in cui Lui non è più legato a un luogo fisso o a un corpo fisico, ma come il Risuscitato nello Spirito è capace di andare da tutti gli uomini di

tutti i tempi, per introdurli nella verità in modo sempre più profondo. Perciò l'elemento profetico, come elemento di speranza e di attualizzazione del dono di Dio, non può mancare né venire meno.

 

 

 

Ø    La profezia

   [S. Tommaso D’Aquino, Somma Teologica,  Argomento 171]

 

La profezia consiste primariamente e principalmente in una conoscenza: poiché i profeti conoscono cose che sfuggono alla conoscenza umana. Quindi si può dire che profeta viene da phanos, che significa apparizione: in quanto cioè gli vengono manifestate cose lontane. Per questo S. Isidoro [Etym. 7, 8] poteva scrivere che «i profeti nell‘antico Testamento erano chiamati Veggenti, poiché vedevano ciò che gli altri non vedevano, e scorgevano le cose che erano avvolte dal mistero».

Ma poiché «a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per un‘utilità», cioè «per l‘edificazione della Chiesa», come spiega S. Paolo [1 Cor 12, 7; 14, 12], così la profezia in secondo luogo consiste in una enunciazione, in quanto i profeti annunziano a edificazione di altri le cose rivelate ad essi da Dio, secondo l‘espressione di Isaia [21, 10]: «Ciò che ho udito dal Signore degli eserciti, Dio di Israele, io l‘ho annunziato a voi». E in base a ciò S. Isidoro [l. cit.] scrive che i profeti possono venire considerati come i predicenti, poiché parlano da lontano e predicano il vero sulle cose future.

 

«Chi profetizza», scrive S. Paolo [1 Cor 14, 3], «parla agli uomini per loro edificazione». Nella profezia si richiede che l‘attenzione della mente si elevi a percepire le cose di Dio; da cui le parole dette a Ezechiele [2, 1]: «Figlio dell‘uomo, alzati, ti voglio parlare». Ora, questa elevazione della mente si compie grazie a una mozione dello Spirito Santo, come si rileva dalle parole dello stesso Ezechiele [2, 2]: «Lo Spirito entrò in me, e mi fece alzare in piedi». Ma una volta che l‘attenzione è sollevata alle realtà superne, la mente percepisce le cose divine, per cui il profeta aggiunge: «E udii che mi parlava». Così dunque nella profezia si richiede l‘ispirazione per elevare la mente, secondo le parole [Gb 32, 8]: «L‘ispirazione dell‘Onnipotente dà l‘intelligenza», e si richiede la rivelazione quanto alla conoscenza delle cose divine, rivelazione nella quale si compie la profezia e mediante la quale viene tolto il velo dell‘oscurità e dell‘ignoranza, secondo le altre parole «Egli porta alla luce le cose oscure». La profezia è elencata tra le grazie gratis datae [gratuite], è una perfezione dell’anima e consiste in una conoscenza di Dio superiore alla ragione naturale. La conoscenza profetica si compie mediante la luce di Dio, con la quale si possono conoscere tutte le cose, umane e divine, spirituali e corporali. Quindi la rivelazione profetica può estendersi a tutte queste cose. Si deve però notare che, avendo la profezia per oggetto dati che esulano dalla nostra conoscenza, più una cosa è lontana dalla conoscenza umana, più propriamente appartiene alla profezia.

Ciascun profeta conosce alcune cose secondo la particolare rivelazione che a lui viene fatta. S. Paolo [1 Cor 13, 8 s.] infatti afferma che «le profezie scompariranno», e che «profetiamo parzialmente», cioè imperfettamente. Invece la perfetta rivelazione la avremo nella patria celeste: «Quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà».

 

Nella Scrittura [Sap 7, 27] si legge che la Sapienza di Dio, «entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e profeti». Ma la santità non si concepisce senza la bontà dei costumi e senza la grazia santificante. Quindi la profezia è inconcepibile senza tali cose. I segreti non si rivelano che agli amici, secondo quelle parole [Gv 15, 15]: «Vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l‘ho fatto conoscere a voi». Ora, secondo Amos [3, 7], «Dio rivela i suoi segreti ai profeti». Quindi i profeti sono amici di Dio. Ma ciò è impossibile senza la carità. Quindi la profezia non può concepirsi senza la carità, la quale a sua volta non può sussistere senza la grazia santificante. Nel Vangelo [Mt 7, 15] si legge: «Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci». Ora, chiunque è interiormente privo della grazia è un lupo rapace, e quindi un falso profeta. Perciò nessuno è un vero profeta senza essere interiormente buono mediante la grazia.

 

 

 

Ø    I generi della profezia

   [S. Tommaso D’Aquino, ibidem, Argomento 174]

 

S. Isidoro [Etym. 7, 8] insegna: «Ci sono sette generi di profezia. Il primo è l‘estasi, che è l‘astrazione della mente: e fu così che S. Pietro vide quel recipiente calato dal cielo pieno di animali diversi. Il secondo è la visione, ed è il caso di Isaia: ― Vidi il Signore seduto, ecc. Il terzo è il sogno: e fu così che Giacobbe vide la scala mentre dormiva. Il quarto è quello della nube: ed era così che Dio parlava a Mosè. Il quinto consiste nella voce dal cielo, che ad Abramo gridò: ― Non stendere la tua mano contro il ragazzo - Il sesto è la parabola: come nel caso di Balaam. Il settimo è l‘effusione dello Spirito Santo: come avvenne per quasi tutti i profeti». Inoltre egli pone [ib.] tre generi di visioni: «la prima mediante gli occhi del corpo; la seconda mediante l‘immaginativa; la terza mediante l‘intuizione della mente». In morale le specie degli abiti e degli atti si distinguono secondo parole di S. Paolo [Ef 3, 5]: «Il mistero di Cristo non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi Apostoli e Profeti per mezzo dello Spirito». Quindi con il succedersi dei tempi la profezia ha fatto dei progressi.

 

 

 

Ø     La vera profezia

   [J. Ratzinger, intervista a Niels Christian Hvidt]

 

La Chiesa affronta le sfide che le sono proprie grazie allo Spirito Santo che, nei momenti cruciali, apre una porta per intervenire. La storia della Chiesa ci ha fornito molti esempi di grandi personaggi quali Gregorio Magno e Sant'Agostino che erano anche profeti. Potremmo citare altri nomi di grandi personaggi della Chiesa che sono stati anche figure profetiche in quanto hanno saputo tenere aperta la porta allo Spirito Santo. Solo agendo così essi hanno saputo esercitare il potere in modo profetico.

Occorre ricordare che Dio si riserva la libertà, attraverso i carismi, di intervenire direttamente nella sua Chiesa per risvegliarla, avvertirla, promuoverla e santificarla. Credo che nella storia della Chiesa questi personaggi carismatici e profetici si sono continuamente succeduti. Essi sorgono sempre nei momenti più critici e decisivi nella storia della Chiesa. Pensiamo ad esempio al nascere del movimento dei monaci, a Sant'Antonio che va nel deserto e in questo modo dà un forte impulso alla Chiesa. Sono i monaci che hanno salvato la cristologia dall'arianesimo e dal nestorianesimo. Anche San Basilio è una di queste figure, un grande vescovo, ma nello stesso tempo anche un vero profeta. In seguito non è difficile intravedere nel movimento degli ordini mendicanti un'origine carismatica. Né San Domenico né San Francesco hanno fatto profezie sul futuro, ma hanno saputo leggere il segno dei tempi e capire che era arrivato per la Chiesa il momento di liberarsi dal sistema feudale, di ridare valore all'universalità e della povertà del Vangelo, come pure alla "vita apostolica". Così facendo hanno ridato alla Chiesa il suo vero aspetto, quello di una Chiesa animata dallo Spirito Santo e condotta dal Cristo stesso. Hanno così contribuito alla riforma della gerarchia ecclesiastica. Altri esempi sono Santa Caterina da Siena e Santa Brigida di Svezia, due grandi figure di donne. Penso sia importante sottolineare come in un momento particolarmente difficile per la Chiesa , quale fu quello della crisi di Avignone e lo scisma che ne seguì, si siano levate figure di donne per annunciare che il Cristo vivente è anche il Cristo che soffre nella sua Chiesa.

 

C'è un'antica tradizione patristica che chiama Maria non sacerdotessa, ma profetessa. Il titolo di profetessa nella tradizione patristica è, per eccellenza, il titolo di Maria. E' in Maria che il temine di profezia in senso cristiano viene meglio definito e cioè questa capacità interiore di ascolto, di percezione e di sensibilità spirituale che le consente di percepire il mormorio impercettibile dello Spirito Santo, assimilandolo e fecondandolo e offrendolo al mondo. Si potrebbe dire, in un certo senso, ma senza essere categorici, che di fatto la linea mariana incarna il carattere profetico della Chiesa. Maria è sempre stata vista dai Padri della Chiesa come l'archetipo dei profeti cristiani e da lei parte la linea profetica che entra poi nella storia della Chiesa. A questa linea appartengono pure le sorelle dei grandi santi. Sant'Ambrogio deve alla sua santa sorella il cammino spirituale che ha percorso. La stessa cosa vale per San Basilio e San Gregorio di Nysse, come pure per San Benedetto. Più avanti nel tardo Medioevo, incontriamo grandi figure di mistiche, tra cui bisogna menzionare Santa Francesca Romana. Nel XVI secolo troviamo Santa Teresa d'Avila che ha avuto un ruolo molto importante nell'evoluzione spirituale e dottrinale di San Giovanni della Croce.

 

La linea profetica legata alle donne ha avuto una grande importanza nella storia della Chiesa. Santa Caterina da Siena e Santa Brigida di Svezia possono servire da modello come griglia di lettura. Entrambe hanno parlato ad una Chiesa in cui esisteva ancora il collegio apostolico e dove i sacramenti venivano amministrati. Dunque l'essenziale esisteva ancora pur tuttavia, a causa delle lotte interne, rischiava di decadere. Questa Chiesa è stata da loro ravvivata, riportando al suo antico valore il carisma dell'unità e introducendo nuovamente l'umiltà, il coraggio evangelico e il valore dell'evangelizzazione.

Hans Urs von Balthasar ha trovato, nelle sue ricerche, che dietro ad ogni grande teologo vi sia sempre prima un profeta. Un Sant'Agostino è impensabile senza l'incontro con il monachesimo, la stessa cosa vale per Sant'Athanasio; poi San Tommaso d'Aquino non sarebbe concepibile senza San Domenico e il carisma dell'evangelizzazione che gli era proprio.... Egli sviluppa la sua teologia come evangelizzazione, cioè un muoversi con e per il Vangelo, un essere radicato nel concetto di "un cuore solo e un'anima sola" della comunità dei credenti. Lo stesso si potrebbe dire di San Bonaventura e di San Francesco d'Assisi.


Credo che si possa dimostrare come in tutte le figure dei grandi teologi sia possibile una nuova evoluzione teologica solo nel rapporto tra teologia e profezia. Finché si procede solo in modo razionale, non accadrà mai nulla di nuovo. Si riuscirà forse a sistemare meglio le verità conosciute, a rilevare aspetti più sottili, ma i nuovi veri progressi che portano a nuove grandi teologie non provengono dal lavoro razionale della teologia, bensì da una spinta carismatica e profetica. Ed è in questo senso, ritengo, che la profezia e la teologia vanno sempre di pari passo. La teologia, in senso stretto, non è profetica, ma può diventare realmente teologia viva quando viene nutrita e illuminata da un impulso profetico.

 

 
 

Ø    La falsa profezia

[S. Tommaso D’Aquino, ibidem,  Argomento 172]

 

Al di sopra dell‘intelletto umano non c‘è soltanto l‘intelletto divino bensì, almeno nell‘ordine naturale, anche l‘intelletto degli angeli buoni e cattivi. Perciò i demoni con la semplice conoscenza naturale conoscono delle cose che sono lontane dalla conoscenza umana, e che possono rivelare agli uomini. Ora, le più lontane ed estranee in senso assoluto sono quelle che Dio solo conosce. Quindi la profezia propriamente detta avviene solo per rivelazione divina. Tuttavia anche le rivelazioni fatte dai demoni in un certo senso possono dirsi profezie. Perciò quelli che hanno delle rivelazioni diaboliche non sono chiamati dalla Scrittura profeti puramente e semplicemente, ma con una qualifica particolare, e cioè «falsi profeti», o «profeti degli idoli». Da cui le parole di S. Agostino [De Gen. ad litt. 12, 19]: «Quando uno spirito maligno si impossessa di un uomo mediante qualche visione ne fa o un indemoniato, o un ossesso, o un falso profeta».

 

I demoni comunicano agli uomini le cose che sanno non mediante un‘illuminazione dell‘intelletto, ma con visioni fantastiche, oppure parlando in maniera sensibile. E in ciò la loro profezia si scosta da quella vera. La profezia diabolica può essere distinta da quella divina anche in base a certi segni esterni. Dice infatti il Crisostomo [Op. imp. in Mt, hom. 19] che «alcuni, come gli indovini, profetizzano mediante lo spirito diabolico; ma è possibile riconoscerli da questo: che il diavolo talora vi inserisce delle falsità, lo Spirito Santo invece mai». Da cui le parole del Deuteronomio [18, 21 s.]: «Se tu pensi: Come riconosceremo la parola che il Signore non ha detta? Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l‘ha detta il Signore».

 

Come i veri profeti sono ispirati dallo Spirito di verità, così i profeti del diavolo sono ispirati dallo spirito di menzogna, secondo le parole riferite dalla Scrittura [1 Re 22, 22]: «Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti». Il Vangelo [Gv 8, 44] afferma che «quando dice il falso parla del suo: perché è menzognero e padre della menzogna». Ma ispirando i suoi profeti il demonio parla solo di ciò che è suo: poiché egli non è incaricato da Dio di enunziare la verità, «non essendoci alcuna unione fra la luce e le

tenebre», come dice S. Paolo [2 Cor 6, 14]. Quindi i profeti dei demoni non predìcono mai la verità. In contrario: In una Glossa [ord. su Nm 22, 14] si legge che «Baalam era un indovino: egli cioè con l‘aiuto dei demoni e con l‘arte magica talora prevedeva le cose future». Ora, Balaam predisse molte cose vere, come si legge nel libro dei Numeri [24, 17]: «Una stella spunta da Giacobbe, uno scettro sorge da Israele». Perciò anche i profeti dei demoni predìcono delle cose vere: Il vero sta alla conoscenza come il bene alla realtà. Ora, come tra le cose reali è impossibile trovarne una priva di qualsiasi bontà, così è impossibile trovare una conoscenza che sia del tutto falsa, senza alcuna mescolanza di verità. Dice infatti S. Beda [In Lc 5, su 17, 12] che «non c‘è una dottrina falsa che non inserisca nel falso qualche verità». Perciò anche l‘insegnamento che i demoni impartiscono ai loro profeti contiene delle verità che lo rendono accettabile: poiché l‘intelletto si lascia condurre alla falsità dall‘apparenza della verità, come la volontà si lascia trascinare al male dall‘apparenza del bene. Da cui le parole del Crisostomo [Op. imp. in Mt hom. 19]: «È stato concesso al demonio di dire talora delle verità per avallare, con quel poco di verità, la sua menzogna».

 

 

 

Ø      L’azione del demonio nella falsa profezia

[S. Giovanni della Croce, Salita al Monte Carmelo, libro II]

 

Il demonio è abilissimo nell’insinuare menzogne, da cui è possibile liberarsi solo rifuggendo da tutte le rivelazioni, visioni e locuzioni soprannaturali. Per questo giustamente Dio si adira con chi le ammette, perché vede che la temerarietà di mettersi in simili pericoli è presunzione, curiosità, motivo di superbia e fonte di vanagloria, disprezzo delle cose di Dio e principio di molti mali in cui tanti sono caduti. Costoro irritano talmente Dio che egli li lascia volutamente cadere nell’errore, nell’inganno e nell’accecamento dello spirito. Permette, altresì, che abbandonino le regole ordinarie della vita, per consegnarsi ai loro capricci e alle loro fantasie, come dice Isaia: Domine miscuit in medio eius spiritum vertiginis: Il Signore ha mandato in mezzo a loro uno spirito di smarrimento [Is 19,14], che, in parole povere, significa lo spirito di capire alla rovescia. Le parole di Isaia fanno proprio al caso nostro, perché parlano di coloro che volevano conoscere il futuro per vie soprannaturali. Per questo dice che Dio ha diffuso in loro uno spirito che fa loro capire le cose a rovescio. Non perché Dio abbia voluto così o abbia appositamente dato questo spirito di errore, ma perché essi volevano intromettersi in misteri che non potevano raggiungere naturalmente. Sdegnato per questo motivo, lasciò che si smarrissero, non concedendo loro la luce per quelle cose in cui non voleva che s’intromettessero. Quando il profeta dice che Dio ha dato questo spirito di errore, vuol dire che ha agito in maniera privativa. In questo modo Dio è causa di quel danno, cioè causa privativa: egli toglie la sua luce e la sua assistenza; di conseguenza si cade inevitabilmente nell’errore.

In questo modo il Signore permette che il demonio accechi e inganni molte anime, a causa dei loro peccati e della loro presunzione. Il demonio può farlo e ottiene il suo scopo, perché esse gli credono e lo scambiano per uno spirito buono. Tanto è vero che, malgrado le insistenze per dissuaderle, non si riesce a strapparle dall’inganno. Dio permette che assimilino questo spirito, che consiste nel capire le cose a rovescio. Ciò è quanto accadde ai profeti del re Acab. Dio permise che fossero ingannati dallo spirito di menzogna, lasciando mano libera al demonio, in questi termini: Decipies, et praevalebis; egredere, et fac ita: Lo ingannerai senz’altro; ci riuscirai; va’ e fa’ così [1Re 22,22]. E il demonio riuscì a ingannare il re e i profeti al punto che non vollero credere al profeta Michea, che annunciava loro la verità, del tutto contraria a quella che gli altri avevano profetizzato. Questo perché Dio permise che venissero accecati a motivo del loro attaccamento a ciò che volevano accadesse, cioè che Dio rispondesse secondo le loro voglie e i loro desideri. Ora, questo era un mezzo e una disposizione che avrebbe necessariamente indotto Dio a lasciarli di proposito nel loro accecamento e inganno.

 

Allo stesso modo profetizzò anche Ezechiele in nome di Dio. Parlando contro colui che, spinto dalla curiosità e dall’ambizione del suo spirito, vuole conoscere gli avvenimenti per via soprannaturale, afferma: Quando un tale uomo verrà dal profeta a consultarmi per mezzo di lui, io, il Signore, gli risponderò da me stesso e volgerò la mia faccia adirata contro di lui… e contro il profeta che ha errato circa quello che è stato domandato. Ego, Dominus, decepi prophetam illum [Ez 14,7-9 Volg.], cioè: Io, il Signore, ho ingannato quel profeta. Questo significa che Dio non interviene con la sua grazia per impedire

che il profeta s’inganni, come risulta dall’altra espressione: Io, il Signore, risponderò da me nella mia ira. Dio allora ritira la sua grazia e il suo favore da quell’anima che, priva dell’assistenza divina, necessariamente cade nell’inganno. Subito il demonio provvede a rispondere ai desideri e alle voglie di quell’anima, che, soddisfatta delle risposte e delle comunicazioni conformi alla sua volontà, cade in una grave illusione.

 

Il demonio, inoltre, sa istillare nell’anima una segreta autocompiacenza, qualche volta anche troppo palese. A tale scopo, talvolta produce questi effetti nei sensi, offrendo agli occhi immagini di santi e splendori bellissimi, all’orecchio parole lusinghiere, all’olfatto profumi soavissimi, dolcezze al palato e delizie al tatto, per indurre le anime al male, adescandole attraverso i sensi. Occorre, quindi, respingere sempre simili rappresentazioni e sensazioni, perché, anche se venissero da Dio, non gli si reca offesa né si perdono l’effetto e il frutto che Dio intende comunicare all’anima per mezzo di esse, solo perché respinte e non cercate.

Si capisce, allora, come il demonio sia molto soddisfatto quando un’anima voglia ricevere rivelazioni e mostri inclinazioni per esse, perché in tal caso essa gli offre una facile occasione per insinuare errori ed allontanarla dalla fede il più possibile. Infatti, come ho già detto, l’anima che cerca tali rivelazioni si allontana da questa virtù e a volte cade anche in tentazioni e presunzioni.

 

Si tenga presente che, come i cinque sensi esterni offrono a quelli interni le immagini e le forme dei loro oggetti, così – ripeto – sia Dio che il demonio possono, soprannaturalmente e senza il concorso dei sensi esterni, produrre le stesse immagini e forme, anzi di più belle e perfette. Anche il demonio cerca d’ingannare l’anima con le sue – apparentemente buone – manifestazioni, come si legge nel primo libro dei Re, quando ingannò tutti i profeti di Acab: mostrò alla loro immaginazione i corni con cui, affermava, avrebbe distrutto gli assiri; e invece mentiva [1Re 22,11]. Perché il demonio insinua molte cose vere, cose che accadranno e del tutto conformi alla ragione, ma lo fa solo per ingannare.

 

Del resto, oltre alla facilità d’ingannarsi riguardo alle locuzioni e alle visioni provenienti da Dio, ordinariamente ve ne sono molte che vengono dal demonio. Questi, infatti, tiene generalmente nei confronti dell’anima un comportamento e un modo di fare simile a quello di Dio, per insinuarsi in essa indistintamente come il lupo penetra nell’ovile sotto le spoglie di pecora. Egli suggerisce molte cose vere e conformi alla ragione, che si avvereranno. Le anime, quindi, possono facilmente cadere nell’inganno, convinte che, essendo cose vere e che si realizzano, non possono venire che da Dio. In realtà ignorano che è facilissimo per chi, come il demonio, possiede un lume naturale così grande, conoscere gli avvenimenti o molti di essi, passati e futuri già nelle loro cause. Poiché il demonio possiede questa luce molto viva, con estrema facilità può predire che alla tal causa seguirà quel determinato effetto, anche se a volte si sbaglia perché tutte le cause dipendono dalla volontà di Dio.

 

Facciamo un esempio: il demonio sa che la disposizione della terra, dell’aria e del sole è tale che, necessariamente, in un determinato momento, proprio in virtù della loro disposizione, quegli elementi si deterioreranno e diffonderanno, con la peste, il contagio alle persone; sa anche dove questa colpirà di più e dove meno. Ecco prevista la peste nelle sue cause. Ci sarebbe allora da stupirsi se il demonio rivelasse ciò a un’anima, dicendo: «Tra un anno» o «tra sei mesi scoppierà la peste», e poi la previsione si avverasse? Ma è una profezia del demonio. Allo stesso modo egli può conoscere i terremoti. Vede che le viscere della terra si vanno gonfiando di aria e potrebbe dire: «Nel tal giorno la terra tremerà». Ma questa è una conoscenza naturale. Per averla basta tenere la propria anima libera dalle passioni, come dice Boezio: Si vis claro lumine cernere verum, gaudia pelle, timorem, spemque fugato, nec dolor adsit: Se vuoi conoscere la verità con il lume naturale, liberati dal piacere e dal timore, dalla speranza e dal dolore.

 

Ci sarebbe molto da dire sugli inganni a cui il demonio può ricorrere – e ricorre – in questa specie di comunicazioni e di conoscenze, perché sono numerosi e ben sottili. Egli può, infatti, servendosi della suggestione, presentare all’anima molte conoscenze intellettuali e imprimerle talmente in essa da farle sembrare vere. Se l’anima non è umile e prudente, senza dubbio il demonio le farà credere mille menzogne. Le suggestioni, infatti, a volte hanno molta presa nell’anima, soprattutto quando questa partecipa un po’ della debolezza dei sensi. Ivi il demonio imprime le conoscenze con tanta forza, tanta persuasione e tanta efficacia che l’anima allora ha bisogno di molta preghiera ed energia per respingerle. Qualche volta la suggestione rappresenta peccati di altri, il cattivo stato delle coscienze e la malvagità delle anime, falsamente e con molta chiarezza. Scopo del demonio è quello di diffamare il prossimo, facendo conoscere a tutti questi peccati, e perché se ne commettano altri con il pretesto che occorre raccomandare queste anime a Dio. È vero che a volte Dio presenta alle anime sante i bisogni del prossimo perché gliele raccomandino o vi pongano un rimedio. A tale riguardo, per esempio, leggiamo che il Signore rivelò a Geremia la debolezza del profeta Baruc per indicargli la soluzione da prendere [cfr. Ger 45,3]. Ma molte volte anche il demonio agisce in questo modo con grande falsità, per indurre le persone all’infamia, al peccato e allo sconforto, come c’insegna abbondantemente l’esperienza. Altre volte egli dà un gran peso ad altre conoscenze per farle credere.

 

Il demonio, infatti, per poter ingannare e insinuare menzogne, prima adesca con verità e con certe cose molto verosimili per dare sicurezza, ma subito dopo inganna. Si comporta come colui che cuce il cuoio con la setola: prima infila la setola rigida poi quella morbida, che senza quella non potrebbe penetrare.

 

Vi sono, tuttavia, persone dall’intelletto molto vivo e sottile che, quando sono raccolte in qualche meditazione discorsiva, con grande naturalezza e facilità formano concetti e ragionamenti molto chiari su queste locuzioni e pensano, né più né meno, che vengano da Dio. Invece sono frutto soltanto del loro intelletto che, libero dall’attività dei sensi e senza alcun aiuto soprannaturale, può produrre questi e più grandi risultati. Vi sono molti casi di questo genere e molte persone si sbagliano credendo che si tratti di orazione profonda e di comunicazione di Dio. Lo scrivono anche e lo fanno scrivere. Accade poi che tutto si riduce a nulla, e in tutto questo non vi è la minima traccia di virtù e serve solo ad alimentare la vanità.

 

Imparino, dunque, queste anime a non badare alle parole successive, ma a fondare la volontà nella forza dell’amore umile, nella pratica di opere veramente buone, a soffrire imitando la vita e le mortificazioni del Figlio di Dio. Questo è il cammino che conduce ai beni spirituali, non i molti discorsi interiori.

 

Va, inoltre, detto che il demonio s’insinua spesso in questo genere di parole interiori successive, soprattutto quando le anime presentano qualche inclinazione o attaccamento a esse. Nel momento in cui cominciano a raccogliersi, il demonio è solito offrire loro bastante materia di digressioni e per mezzo delle sue suggestioni indurre l’intelletto a formare concetti e parole. In questo modo le fa cadere in rovina e le inganna subdolamente con proposte verosimili. Questo è uno dei modi attraverso cui egli si comunica a coloro che hanno fatto con lui un qualche patto, tacito o esplicito. In questo modo egli si comunica, altresì, ad alcuni eretici, soprattutto ad alcuni eresiarchi, riempiendo il loro intelletto di concetti e ragionamenti molto sottili, falsi ed erronei.

 

Il demonio si comporta in questo modo per mascherarsi meglio; egli, del resto, a volte riesce benissimo a far versare lacrime sui sentimenti che provoca, per istillare nell’anima le affezioni che vuole. Non tralascia nulla per spingere continuamente la volontà a stimare queste comunicazioni interiori, ad annettervi molta importanza, perché vi si dedichi e occupi l’anima non in ciò che è virtù, ma occasione di perdere anche quella che si potrebbe avere.

 

È necessario, quindi, attenersi alla seguente cautela, per non essere ingannati né irretiti da simili locuzioni: non dare ad esse alcuna importanza. Piuttosto si cerchi soltanto di orientare con forza la volontà verso Dio, praticando alla perfezione la sua legge e i suoi santi consigli. Questa è la sapienza dei santi. Contentiamoci di conoscere i misteri e le verità con la semplicità e la limpidezza con cui ce li propone la Chiesa. Questo basterà a infiammare molto la volontà, senza dedicarsi a ricerche profonde e curiose, nelle quali solo per caso non s’incontrano pericoli. Anche san Paolo a tale riguardo dice così: Non occorre sapere più di quanto è necessario [Rm 12,3].

 

 

Ø      Il discernimento fra vero e falso profeta

 

Nell’Antico Testamento Dio ha parlato ad  uomini, da Lui scelti per la loro santità, al fine di istruire e guidare il popolo di Israele. Questi persone sono state definite “Profeti” perché proclamavano agli ebrei la parola del Signore. Con l’avvento di Cristo la Rivelazione si è conclusa, ma Gesù ha affermato “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” [Mt 28,20] e anche  “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui".
[Gv 14,21]  

 

In questi duemila anni Gesù si è manifestato e ha parlato in vario modo ad anime elette in un’unione spirituale definita “mistica” perché è partecipe del mistero di Cristo mediante i sacramenti  - “i santi misteri” - e, in Lui, al mistero della Santissima Trinità. Dio ci chiama tutti a questa intima unione con Lui, anche se soltanto ad alcuni sono concesse grazie speciali o segni straordinari di questa vita mistica, allo scopo di rendere manifesto il dono gratuito fatto a tutti. [Catechismo, n. 2014]

 

Vediamo ora, sull’esperienza dei Santi riconosciuti “mistici” dalla Chiesa, come può avvenire questa unione e quali siano i modi che Dio utilizza per comunicare con le anime da Lui prescelte.

 

Nel suo libro “Il Castello interiore” S. Teresa di Gesù, meglio conosciuta come S. Teresa D’Avila, mistica del ‘600, riformatrice del Carmelo e proclamata Dottore della Chiesa, scrive a riguardo nelle seste mansioni:

 

3 - Quando il Signore si compiace di favorire alcuno con maggior affetto, gli mostra svelatamente la sua sacratissima Umanità sotto la forma che vuole, o come era quando viveva sulla terra o come dopo la sua resurrezione, sia pure con tanta rapidità da fare pensare a un lampo. Tuttavia la sua immagine s’imprime nella mente così al vivo da non poter essere cancellata fino al giorno in cui lo si godrà senza fine.

4 – Ho detto immagine, ma non già nel senso che debba parere una pittura, bensì come un Essere veramente vivo, che alle volte parla con l’anima e le svela dei sublimi segreti. Tuttavia, anche se l’apparizione si protrae per qualche tempo non si può in essa fermare lo sguardo più di quello che lo si possa nel sole, per cui la sua vista ne è sempre rapidissima, nonostante che il suo splendore non offenda gli occhi dell’anima, come lo splendore del sole quelli del corpo. Parlo degli occhi dell’anima, perché, qui non si percepisce che con essi. Quanto a vedere con gli occhi del corpo non ne so nulla perché la persona suddetta, da cui ho appreso tanti particolari, non ne fu mai favorita: e parlare con esattezza di ciò che non si conosce per esperienza, è assai difficile.

Lo splendore di quell’immagine è come una luce infusa, simile a quella che avrebbe il sole se lo si coprisse di una cosa trasparente, come il diamante; e le sue vesti sembrano di tela d’Olanda. Ma quando il Signore accorda questa grazia l’anima entra quasi sempre nel rapimento, perché uno spettacolo così tremendo dall’umana debolezza non può essere sopportato.

5 – Dico tremendo, in quanto è di una maestà così grande che l’anima ne va piena di spavento, benché sia il più bello e il più dilettevole spettacolo che una persona sappia immaginare, la quale non riuscirebbe a rappresentarselo così, neppure se vi lavorasse intorno mille anni di vita, perché superiore di gran lunga alla capacità della nostra immaginazione e del nostro intelletto. Qui non vi è bisogno di chiedere come si conosca chi Egli sia. Non occorre che alcuno ce lo dica, perché si dà a conoscere da sé molto bene come Signore del cielo e della terra: contrariamente ai re di questo mondo, i quali, se non sono accompagnati dalla loro corte, o non si dice chi siano, passano spesso inosservati.

 

S. Teresa spiega poi come, viceversa, avvengano le false visioni:

 

8 – Se l’anima può indugiarsi a lungo nella contemplazione del Signore, credo che non si tratti di visione, ma di una qualche figura formatasi nell’immaginazione in seguito a una considerazione molto intensa: figura che, paragonata a quella di cui parlo, sarà come una cosa morta.

9 – Ecco quanto avviene ad alcune persone. So che è vero perché ne han trattato con me, e non tre o quattro, ma molte.  Costoro, in seguito alla debolezza della loro fantasia o all’attività del loro intelletto o non so per quale altro motivo, s’immergono in tal modo nelle loro immaginazioni da essere sicurissime di vedere tutto quello che pensano.

Ma esse comprenderebbero tosto il loro errore, se avessero avuto una qualche vera visione, perché, non solo non ne risentono alcun effetto, ma siccome sono loro stesse a fabbricare quel che vedono con l’immaginazione, rimangono molto più fredde che se vedessero un’immagine devota. Perciò non se ne deve far caso. Del resto esce pure di mente molto più presto di un sogno.

 

S. Teresa chiarisce che la disposizione con cui un’anima può ascoltare la voce di Gesù è lo stato di quiete che, favorito da un grande raccoglimento interiore, conduce allo stato di contemplazione.

 

Lo stesso afferma anche S. Faustina Kowalska, mistica del ‘900, nel suo diario “La Divina Misericordia nella mia vita”, Quaderno II:

Iddio non si dona ad un anima ciarliera che come un fuco nell'alveare ronza molto, ma non produce miele. Un'anima che chiacchiera molto è vuota nel suo interno. Non ha né virtù fondamentali, né intimità con Dio. Non è il caso di parlare di una vita più profonda, della soave pace e tranquillità nella quale abita Iddio. Un'anima che non ha gustato la dolcezza della quiete interiore, è uno spirito inquieto, e turba la tranquillità degli altri. Ho visto molte anime negli abissi infernali per non aver osservato il silenzio. Loro stesse me l'hanno detto, quando ho chiesto loro quale era stata la causa della loro rovina.

 

E Gesù le dice [26/5/1938]

“Procura di vivere nel raccoglimento, in modo da poter udire la Mia voce; essa è tanto sommessa che possono udirla solo le anime che vivono nel raccoglimento...».

 

Tutti  i veri mistici e profeti, per giungere a questo alto stato di spiritualità, sono vissuti nel nascondimento di sé e le loro rivelazioni private sono state affidate ai propri confessori, ai quali erano ubbidientissimi così come lo erano all’autorità della Chiesa anche quando avevano assegnato da Gesù stesso, o dalla S. Vergine Maria, un compito da eseguire: da S. Margherita Maria Alacocque per la devozione al S. Cuore di Gesù a S. Caterina Labouré per la Medaglia Miracolosa fino a Suor Faustina Kowalska per quanto riguarda il culto della Divina Misericordia. Anche i loro scritti, nei quali rivelano gli incontri con Gesù, sono stati resi noti solo dopo la loro morte.

Lo stesso dicasi per tutti i mistici che hanno goduto di intimità con Gesù: le lettere di Padre Pio, il diario di S. Teresa di Lisieaux, le visioni della Beata Caterina Emmerik, e potremo continuare con molto altri esempi, sono venuti alla luce solo dopo che i loro autori erano nati al Cielo.

 

Il falso profeta viceversa ama esibire i suoi presunti “doni”  e alimenta poi il culto della propria personalità  diffondendo fra i proseliti notizie di fatti spirituali eccezionali che gli capiterebbero di continuo e che confermerebbero la fama della sua santità.

 

Si sente poi sempre perseguitato da satana e qualsiasi episodio negativo lo riguardi sostiene che sia opera del diavolo, che lo odierebbe perché lui è un eletto del Signore. La stessa spiegazione viene data se qualcuno cerca di  dimostrare la falsità dei suoi messaggi e delle sue profezie e il fatto di esser contrastato dimostrerebbe che la sua è un’opera di Dio, perché tutti i Profeti sono stati perseguitati.

 

E’ rilevante il fatto che il falso veggente produce a getto continuo messaggi, spesso prolissi e ripetitivi, in cui l’Entità che gli parlerebbe lo elogia e lo conforta in tutti i modi. Tali messaggi vengono poi diffusi a opera di volontari abilissimi nel trovargli benefattori che sostengano le spese per le più svariate iniziative, benefiche o spirituali, che il  falso veggente è sempre pronto a progettare per dare credibilità alle sue virtù eroiche.

 

Va comunque giudicato assolutamente falso profeta di Dio il veggente che scrive i messaggi per automatismo, ci riferiamo cioè alla scrittura automatica, che è quella per cui la persona scrive come sospinta da una forza superiore incontrollabile. Tale scrittura non può provenire da Dio perché contrasta completamente con il dono della libertà di scelta e di azione che, da Adamo ed Eva in poi, Nostro Signore ha donato all’uomo (Gn 2,16-17).

Infatti, sin dalle origini, anche l’invito più pressante che Dio ha rivolto alle sue creature è sempre stato condizionato all’assenso della libera volontà della persona alla quale Egli si è rivolto.

 

Per analogia, non attiene all’azione di Dio porre accanto alle persone uno spirito guida che gli indichi continuamente la via da seguire. Tale spirito non va confuso con gli Angeli Custodi, che sono spiriti puri, possiedono intelligenza e, anch’essi, libera volontà e hanno il compito di aiutare gli uomini in modo misterioso (Catechismo nn. 329, 334).

 

Tale visionario, a chi tenta di dimostrare che veggente non è, che le sue sono opere della superbia e che quindi non hanno origine soprannaturale, fa opporre dai suoi sostenitori il fatto che recita e fa recitare il Rosario e che tale pia devozione è incompatibile con l’azione demoniaca. Dobbiamo qui richiamare quanto affermato sopra da S. Giovanni della Croce, Dottore della Chiesa, sulla capacità di satana di scimmiottare le opere di Dio e dobbiamo doverosamente far presente che il diavolo non ha mai negato l’esistenza di Dio né della Madonna. Vi è da aggiungere che il falso veggente non è un indemoniato, perché in tal caso non riuscirebbe nemmeno a reggere una funzione religiosa, ma come afferma S. Tommaso [cfr. La falsa Profezia] è vittima egli stesso di un inganno demoniaco, sempre che non sia in totale malafede.

 

Il fatto poi che questi falsi mistici riescano a fuorviare anche alcuni Sacerdoti, che si fanno garanti delle loro visioni e delle loro profezie, non deve destar stupore: la trappola da loro usata è quella di dare al Sacerdote, in genere avanzato in età, un messaggio da parte di Gesù o di Maria Vergine col quale gli si fa sapere che è un prescelto da Dio per realizzare il progetto voluto dal Cielo per la salvezza della Chiesa e dell’umanità intera.

 

Per quanto riguarda poi le apparizioni della Madonna giudicate vere dalla Chiesa, va rilevato che la Madre di Dio ha sempre affidato i Suoi messaggi a ragazzi, o comunque a persone che dei bambini avevano il cuore, appartenenti a famiglie di provata fede cattolica, educati essi stessi alla fede cristiana e che hanno poi condotto il resto della loro vita nella santità  del loro stato.

 

Va inoltre sottolineato che le visioni, quando sono vere, producono sempre nel veggente uno stato mistico di estasi, estasi che oggi possono essere verificate anche con strumenti scientifici ad alta tecnologia. A tale proposito è importante rilevare che il vero veggente durante l’apparizione mantiene la compostezza del corpo - come è conveniente stare dinnanzi alla Madre del Signore – con gli occhi attentamente fissi al luogo in cui La vede ed è insensibile a qualsiasi stimolo fisico, anche di dolore, che gli viene procurato.

 

Per quanto riguarda in generale le persone che hanno delle visioni, Adolfo Tanquerey afferma – “Dio può certamente far rivelazioni a chi vuole, anche a peccatori, ma abitualmente non le fa che a persone non solo fervorose ma elevate già allo stato mistico. Del resto, anche per interpretare le vere rivelazioni è necessario conoscere le buone qualità e i difetti delle persone che si credono favorite di rivelazioni. Fa quindi d'uopo studiarne le qualità naturali e soprannaturali.

Rispetto alle qualità soprannaturali della persona che ha visioni va valutato:

1] se è dotata di virtù soda e lungamente provata o soltanto di fervore più o meno sensibile; 2] se ha sincera e profonda umiltà o se cerca invece di mettersi in mostra e dire a tutti le sue  grazie spirituali; l'umiltà è la pietra di paragone della santità, ov'ella manchi è pessimo segno; 3] se si apre delle sue rivelazioni col direttore anziché con altri, e se ne segue docilmente i consigli;

4] se è già passata per le prove passive e pei primi gradi di contemplazione; e soprattutto se ha le estasi della vita, ossia se pratica le virtù in grado eroico; Dio infatti ordinariamente riserva le visioni alle anime perfette.

 

Notiamo bene che l'avere una persona le dette qualità non prova che abbia avuto la visione o la rivelazione, ma solo ne rende più credibile l'affermazione; come il non averle non prova che la visione o la rivelazione non ci sia stata, ma la rende poco probabile.

Inoltre queste informazioni faranno più facilmente scoprire le menzogne o le illusione dei pretesi veggenti. Ci sono infatti di quelli che, per superbia o per acquistar credito, simulano volontariamente estasi e visioni. Altri poi, in maggior numero, illusi dalla viva

fantasia, prendono per visioni o locuzioni interiori le proprie idee.

Le vere rivelazioni rassodano l'anima nelle virtù dell'umiltà, dell'obbedienza, della pazienza e della conformità al volere di Dio; le false generano orgoglio, presunzione, disubbidienza. [Adolfo Tanquerey, Compendio di teologia ascetica e mistica in www.totustuus.it]

 

  

 

Ø        Il discernimento fra vera e falsa profezia

    

Come si giudica l'albero dai frutti, così si possono giudicare le rivelazioni dagli effetti che producono nell'anima. Le vere rivelazioni rassodano l'anima nelle virtù dell'umiltà, dell'obbedienza, della pazienza e della conformità al volere di Dio; le false generano orgoglio, presunzione, disubbidienza.

La rivelazione divina in generale è la manifestazione soprannaturale fatta da Dio di una verità nascosta. Quando questa manifestazione si fa per il bene di tutta la Chiesa si ha la rivelazione pubblica; quando si fa per l'utilità particolare di coloro che ne son favoriti, si ha la rivelazione privata. A questa specialmente bisogna badare, perché ogni rivelazione contraria alla fede o ai buoni costumi deve essere inesorabilmente rigettata, come unanimemente insegnano i Dottori appoggiati alle parole di S. Paolo: "Quand'anche noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo contro quello che annunziammo a voi, sia anatema" [Galat., I, 8]. Dio infatti non può contraddirsi, né rivelar cose contrarie a ciò che c'insegna per mezzo della Chiesa. Onde un certo numero di regole che qui richiamiamo.

 

Bisogna considerar come falsa ogni rivelazione privata opposta a una verità di fede; quali sono, ad esempio, le pretese rivelazioni spiritiche che negano molti dei nostri dommi, specialmente l'eternità delle pene dell'inferno. Lo stesso è a dire se si oppongono all'unanime insegnamento dei Padri e dei Teologi, che è una delle forme del mistero ordinario della Chiesa.

 

Si deve pure rigettare ogni visione contraria alle leggi morale e della decenza: come per esempio, apparizioni di forme umane nude, un linguaggio triviale o immodesto, descrizioni minute o particolareggiate di vizi vergognosi: cose tutte che offendono il pudore. Dio, che non fa rivelazioni se non a vantaggio delle anime, non può, com'è chiaro, essere autore di quelle che sono tali da indurre al vizio.

 

Per questo stesso principio sono sospette le apparizioni che mancano di decoro e di riserbo, e a più forte ragione tutte quelle ove appare il ridicolo; quest'ultimo segno è indizio di contraffazione umana o diabolica.

 

Neppure possono ammettersi come provenienti da Dio richieste impossibili ad eseguire tenendo conto delle leggi di Provvidenza e dei miracoli che Dio suol fare; Dio infatti non chiede l'impossibile. [Aldolfo Tanquerey, ibidem]

 

 

Per quanto concerne i messaggi della Madonna, va precisato che in tutte le apparizioni dichiarate vere dalla Chiesa Cattolica, le predizioni di fatti che sarebbero accaduti si sono puntualmente verificate nel giro di mesi: a La Salette la S. Vergine predisse la carestia e un anno dopo avvenne, a Fatima predisse la fine della guerra e un anno dopo fu firmato l’armistizio. Mentre si deve far notare che quando la Madonna ha predetto un accadimento sub condicione – se la Russia non fosse stata consacrata al Suo Cuore Immacolato avrebbe sparso i suoi errori su tutta la terra; se gli uomini non avessero smesso di offendere Dio sarebbe scoppiata una guerra peggiore di quella che era appena finita – tali predizioni si sono rivelate esatte ad una distanza di tempo maggiore, ma comunque nel corso di qualche decina d’anni.

 

Quindi appare con tutta evidenza che predizioni di sedicenti Madonne, che dopo cinquanta o addirittura di sessant’anni non si sono mai verificate, sono false.

 

 

EPILOGO

 

 

Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall'orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro! Al loro numero appartengono certi tali che entrano nelle case e accalappiano donnicciole cariche di peccati, mosse da passioni di ogni genere, che stanno sempre lì ad imparare, senza riuscire mai a giungere alla conoscenza della verità. Sull'esempio di Iannes e di Iambres che si opposero a Mosè, anche costoro si oppongono alla verità: uomini dalla mente corrotta e riprovati in materia di fede.

Costoro però non progrediranno oltre, perché la loro stoltezza sarà manifestata a tutti, come avvenne per quelli.

...Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannatori e ingannati nello stesso tempo.

... Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l'hai appreso e che fin dall'infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù.Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. Tm2 3,1-13

 

 

Catechismo della Chiesa Cattolica

[n.n. 67, 77,79, 107, 782, 1141, 1268, 1285, 2467, 2485]

 

I battezzati sono divenutipietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo” [1Pt 2,5 ]. Per mezzo del Battesimo sono partecipi del sacerdozio di Cristo, della sua missione profetica e regale, sono “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui” che li “ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce” [1Pt 2,9 ]. Il Battesimo rende partecipi del sacerdozio comune dei fedeli che, in forza e in virtù di tale Battesimo, hanno il dovere e il diritto di difendere la verità della fede.

L'uomo infatti è naturalmente proteso alla verità e ha il dovere di rispettarla e di attestarla ... in primo luogo quella concernente la religione. Ha per missione di essere il sale della terra e la luce del mondo [Mt 5,13-16 ].

 

La fede cristiana non può accettarerivelazioni” che pretendono di superare o correggere la Rivelazione di cui Cristo è il compimento. È il caso di alcune Religioni non cristiane ed anche di alcune recenti sette che si fondano su tali “rivelazioni”.

 

La menzogna è per sua natura condannabile. E' una profanazione della parola, la cui funzione è di comunicare ad altri la verità conosciuta. Il proposito deliberato di indurre il prossimo in errore con affermazioni contrarie alla verità costituisce una mancanza in ordine alla giustizia e alla carità. La colpevolezza è maggiore quando l'intenzione di ingannare rischia di avere conseguenze funeste per coloro che sono sviati dal vero.

 

Con il sacramento della Confermazione poi i battezzati vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo, e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere con la parola e con l'opera la fede come veri testimoni di Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11; cf Pontificale romano, Rito della confermazione, Premesse, 2].

 

La verità poi è insegnata dai libri ispirati da Dio stesso: “Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, si deve dichiarare, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle sacre Lettere” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].

 

“Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i vescovi, ad essi affidando il loro proprio compito di magistero” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. Infatti, “la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla fine dei tempi” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].

 

In tal modo la comunicazione, che il Padre ha fatto di sé mediante il suo Verbo nello Spirito Santo, rimane presente e operante nella Chiesa:Dio, il quale ha parlato in passato, non cessa di parlare con la Sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce del Vangelo risuona nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti a tutta intera la verità e fa risiedere in essi abbondantemente la Parola di Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].

 

- “E il Popolo di Dio, da ultimo, ha per fine il Regno di Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finché alla fine dei secoli sia da Lui portato a compimento [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 9].

 

 

La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. [Ef 6,12]

 

 

 

 

 

 

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